Tuesday, May 15, 2007
Democrazia azionaria: un sondaggio
Ebbene, non è certo cosa semplice, soprattutto se si cerca di leggere tra le righe e di trovare le informazioni più sensibili (ad es. evoluzione e prevedibili rischi della gestione, operazioni di M&A o di joint venture in progetto, relazioni con il personale o con altri stockholders, ecc.) di cui il Bilancio dovrebbe fare ampia disclosure, ma che invece spesso restano nella penna…
Ci sono analisti che cercano di far luce su questi Bilanci (come ad es. nel sito www.socquot.it), così come capita talvolta che qualcuno in Assemblea ponga quesiti di approfondimento o domande anche imbarazzanti direttamente agli amministratori, di cui però spesso non rimane adeguata traccia nei canali informativi delle Società e che finiscono quindi per rappresentare solo dei momenti di conflittualità fini a sè stessi. Sempreché, naturalmente, il piccolo azionista decida davvero di prendere parte attiva all'Assemblea per avere qualcosa da dire o per far valere i propri diritti, evento sempre più raro!
Ecco dunque il tema di un possibile sondaggio, i cui risultati potrebbero essere sottoposti alle compotenti autorità: per ampliare la partecipazione alla vita delle Società, non sarebbe possibile impiegare la tecnologia Internet affinché tutti gli interessati possano porre domande dirette al management, ad es. via e-mail, prevedendo un obbligo di pubblicazione delle risposte sui siti aziendali?
Mi sembra un'idea semplice, poco costosa ed una via efficace verso una maggiore trasparenza societaria e quindi verso la democrazia azionaria.
Attendo commenti.
Friday, May 11, 2007
Utilità della diversificazione geografica
Le differenze nei rendimenti dei mercati azionari negli ultimi mesi sono state significative: da inizio anno, ad es, lo S&P 500 è cresciuto del 6%, il Dax tedesco del 13%, il nostro S&P Mib del 5%, mentre il Topix giapponese solo del 2,5%.
Tale andamento contraddice quella che, almeno nell’ultimo decennio, è stata la tendenza ad una certa uniformità dei rendimenti di lungo periodo (in termini statistici: bassa deviazione standard ed elevata correlazione intermarket), con conseguente minore importanza della diversificazione geografica degli investimenti (escludendo da questo ragionamento gli impatti di tipo valutario).
Malgrado la recente evoluzione dei mercati, però, in un’ottica di più ampio termine, sembra difficile ritenere che il contributo della country selection potrà assumere un’importanza preminente rispetto a quello, ad es., della sector rotation o dello stock picking. Infatti, se da un lato la crescita dei mercati azionari internazionali nel lungo periodo si continuerà a differenziare in funzione della diversa dinamica ciclica delle singole economie nazionali, nondimeno i cambiamenti strutturali intervenuti (maggior numero di aziende integrate globalmente, crescita degli investimenti cross-border, facilità di spostamento dei capitali) consentiranno di ricercare valore aggiunto più a livello di settori globali o di singola impresa piuttosto che a livello di singolo Paese.
Oltre a queste osservazioni generali, si può dimostrare che storicamente la dispersione geografica dei rendimenti - e quindi l’opportunità della diversificazione per Paese - è stata di norma legata alle aspettative di crescita degli utili societari, tipicamente su un orizzonte temporale breve (12 mesi). Periodi di elevata dispersione sono stati ad es. il 1992-93 oppure il 2002-03. Attualmente se si misura la deviazione standard dell’outlook di crescita annuale degli utili societari per i diversi Paesi, si riscontra un livello ai minimi degli ultimi 20 anni. Altro argomento, quindi, che induce a considerare più importante un approccio agli investimenti azionari internazionali di tipo bottom-up, piuttosto che top-down.
Friday, May 4, 2007
Sell in May and go away!
La newsletter di ieri, però, intitolata "La scelta di Gastone" mi ha particolarmente incuriosito, e non solo per il titolo: infatti riporta, fra l'altro, uno studio sulla stagionalità dei mercati azionari, con protagonisti i famosi paperi di casa Disney, e conferma, in estrema sintesi, l'antico adagio di Borsa "Sell in May and go away"!
